![]() |
C O M E R I C O N O S C E R L A | ||
| Come utilizzarla |
Riconoscere la semilanceata per il neofita non è un'impresa semplice. Si tratta di una specie che presenta caratteristiche morfologiche estremamente variabili in relazione ai luoghi e alle condizioni climatiche in cui è cresciuta. A causa del fenomeno dell'igrofania, il colore e la consistenza possono variare dal bianco-crema, compatto, al marrone-grigio-verde oliva gelatinoso-traslucido, e questo disorienta non poco l'aspirante cercatore che voglia ricavare dalle varie immagini disponibili un riferimento sufficientemente preciso. Fortunatamente esistono dei dettagli abbastanza inequivocabili che consentono ad un occhio esperto di riconoscere la semilanceata a colpo sicuro. L'ideale, se non avete mai avuto la possibilità di osservare da vicino un esemplare fresco, sarebbe di convincere qualcuno che già conosce il funghetto ad accompagnarvi sul campo per una ricerca "guidata" (consiglio: inutile perdere tempo alle mostre micologiche dove troverete di tutto ma non la semilanceata). La prima cosa da mettersi in testa è che il funghetto nella maggioranza dei casi è molto più piccolo di quello che pensate, e quindi ci si deve accingere alla sua ricerca non con l'occhio del cercatore di porcini ma piuttosto con quello del... cercatore di mirtilli, con la differenza che le capocchie non sono blu ma del colore del suolo su cui state camminando. In molti casi il cappellino della semilanceata è ben mimetizzato tra i fili d'erba, e quindi c'è il rischio di non vederlo e passare oltre, oppure di calpestarlo, oppure di abbandonare il prato sconsolati quando invece il sito che state esplorando probabilmente è pieno di semilanceata. Armarsi quindi di molta pazienza, e una volta scelta una zona di prato in base ai criteri di cui si è detto, insistere a fondo, guardare e riguardare prima di cambiare posto. | ||
| |||
| |||
Altra abituale compagna della semilanceata è una parente più stretta, la Psilocybe semiglobata, detta anche Stropharia semiglobata (i confini tra le due famiglie Stropharia e Psilocybe non sono molto definiti; a seconda dell'autore che le classifica molte specie presentano ora l'uno o ora l'altro nome, ad es. Psilocybe cubensis oppure Stropharia cubensis, con prevalenza negli ultimi anni per il nome Psilocybe). La semiglobata, come suggerisce il nome, si distingue per il cappello che ha una forma emisferica in genere molto regolare, consistenza piuttosto carnosa e lamelle attaccate al gambo (e non alla sua estremità superiore), bianche quando il fungo è giovane e scure quando è più vecchio e ha già iniziato la produzione di spore. Il cappello di solito è color crema o giallo lucido, quindi molto visibile. A volte lanche la semiglobata si presenta con il cappellino a punta: in questi casi il colore più intenso, la carnosità del cappello e le lamelle attaccate al gambo indicano che non si tratta della semilanceata.
| |||
![]() ![]() ![]() ![]()
|
E veniamo ora alla semilanceata. La sua forma più classica, e più facilmente distinguibile, è quella raffigurata nella prima pagina di questa guida, e riscontrabile anche nell'esemplare riprodotto qui a fianco. Il cappello ha la forma di un capezzolino; altre volte ha la forma di una lancia (avete presente il segno delle "picche" nelle carte?), da cui il nome semilanceata; altre volte ancora ha la forma di una campanella. Purtroppo il principale segno distintivo della semilanceata, ovvero la terminazione umbonata - per intenderci la "tettina" - non è sempre presente. I micologi sono giunti alla conclusione che esistono due specie molto simili di Psilocybe, praticamente identiche se si eccettuano l'umbone ed altri rilievi che è possibile effettuare solo con potenti microscopi: la Psilocybe semilanceata, appunto, e la Psilocybe strictipes alias callosa. L'unica differenza è rappresentata dall'assenza del rilievo sulla sommità. Ad ogni buon conto le due specie crescono assieme, negli stessi posti e nella stessa epoca, e presentano caratteristiche identiche sotto tutti gli altri profili. Il punto fermo nell'identificazione della semilanceata è rappresentato dalle lamelle, color marrone (più il fungo è maturo, più scure sono), abbastanza scomposte, e soprattutto non attaccate al gambo: "risalgono" cioè all'interno del fungo e si attaccano sotto la sommità, ovvero sotto l'umbone ove presente. Se le lamelle sono bianche, non è la semilanceata. Se le lamelle sono attaccate al gambo e "riempiono" il cappello, non è la semilanceata. Se è presente un residuo del velo sul gambo, cioè un anello, sicuramente non è la semilanceata. Un altro indizio inequivocabile a volte si trova nel gambo. In rari casi è diritto, ma più spesso presenta delle storture dovute al percorso che il funghetto ha dovuto seguire per districarsi nell'intreccio dei fili d'erba (vedi ancora l'immagine accanto). Se il gambo ha questa forma snodata non ci si può sbagliare: in ogni caso la consistenza del gambo è assai particolare, compatta ed elastica, e una volta che lo si è esaminato è facile ricoscerla anche se si presenta in altre forme. Terzo particolare su cui soffermare l'attenzione è la terminazione del gambo. Il cappello può avere un diametro di appena pochi millimetri, ma non è raro che il gambo si insinui nei cespiti d'erba per molti centimetri. Il funghetto va colto con delicatezza scendendo con le dita fino al termine, altrimenti il gambo si può spezzare. Se riusciamo a cogliere il fungo intero, la maggior parte delle volte potremo notare che la terminazione si schiarisce, e spesso presenta dei fili di micelio bianco lanuginoso, a mo' di piccole radici. Passiamo ora alle caratteristiche morfologiche influenzate dall'igrofania. Se l'aria in cui il fungo è cresciuto è relativamente secca, oppure se è cresciuto in un luogo esposto al sole, il colore del cappello può variare dal bianco al giallo paglierino al crema, con un'accentuazione della tonalità alla sommità del cappello. Il colore sfuma, e si frastaglia in corrispondenza dei bordi del gambo, che possono apparire striati di nero. Nei punti in cui viene manipolato/graffiato il fungo lentamente (molto più lentamente di altre specie) assume una colorazione bluastra. Altre volte, se è il funghetto è cresciuto al riparo dal sole o in condizioni particolarmente umide e fredde, il cappello e il gambo anziché bianchi sono color marrone, grigio o verde oliva, traslucidi, e alle estremità del cappello appaiono delle striature. Bisogna tener presente che se l'aria in un secondo momento si secca, il funghetto tende ad assumere il suo colore tipico tendente al bianco, partendo dal centro del cappello: i funghi che sul prato appaiono gelatinosi/verde oliva, solitamente già all'interno dell'abitacolo dell'automobile, perdendo l'umidità, si trasformano da lucidi in opachi, e diventano biancastri con segni blu (tenui) nei punti in cui sono stati toccati.
C O M E T R O V A R L A
Dell'habitat abbiamo detto; restano da lumeggiare alcuni altri aspetti legati alla ricerca di questo fungo. La semilanceata è per le nostre latitudini il corrispondente dei funghi considerati sacri dalle civiltà precolombiane; si tratta insomma di un fungo magico.
Un buon modo per entrare in sintonia col funghetto è di documentarsi bene prima di intraprendere la sua ricerca. Il contegno del cercatore è altrettanto importante, deve cercare di essere una presenza discreta e rispettosa dell'ambiente naturale in cui si muove (ad es. deve evitare di correre per i prati schiamazzando, evitare di abbandonare rifiuti, evitare di disturbare gli animali nei pascoli, eccetera).
Se siete riusciti a convincere qualcuno ad accompagnarvi in un posto dove cresce la semilanceata, è vostro preciso dovere non accompagnare lì altre persone. Se ne avete voglia, mettetevi alla ricerca in altre zone della vostra regione, e solo quando ne avrete scoperta un'altra di "vostra" sentitevi autorizzati a condividerla con qualcun altro. La semilanceata cresce pressoché in ogni provincia dell'arco alpino e appenninico, ma ciò nonostante si dice in giro che cresca solo in due o tre posti - ironia della sorte, non sono neanche quelli dove ce n'è di più. Queste località sono meta di un disdicevole pellegrinaggio di persone che cercano una scorciatoia (e che magari, rispetto al posto dove abitano, fanno centinaia di chilometri in più del necessario!); si tratta in genere di gente che si comporta in maniera stupida, attirando l'inopportuna ostilità degli abitanti del posto, e - è già capitato - l'ancor più inopportuna attenzione delle forze dell'ordine.
Infine, ultima per ordine ma non certo per importanza, una regola che si è ormai consolidata in anni di esperienze: la ricerca non va condotta in gruppo, ma al massimo in due persone, altrimenti i risultati saranno inesorabilmente scarsi.
| ||